Juice and T mobile #2
February 8, 2010
opzioni di una realtà più ampia
February 3, 2010
…In altre parole, se in stato di coscienza ordinaria, nella tavola di Rorschach che ricorda i genitali femminili il colore rosso viene ignorato perché innesca sgradevoli associazioni con il sangue mestruale o perché innesca sgradevoli ricordi con la violenza del parto e invece, al picco dell’effetto dell’ayahuasca, il colore rosso diventa oggetto di profonda attenzione e di accurata elaborazione significa che sono cadute delle barriere, che si è creato un coraggio introspettivo che prima non c’era e che si è creata una disponibilità a rielaborare esperienze problematiche che nello stato di coscienza ordinaria venivano differite o trasposte.
Queste dinamiche psicologiche, se vere, potrebbero giustificare sia il significato iniziatico che gli sciamani amazzonici attribuiscono agli effetti dall’ayahuasca, quanto giustificare la funzione evolutiva che l’uso dell’ayahuasca avrebbe sulla psiche individuale come sostengono gli adepti dell’Uniao de Vegetao. Nel primo caso, diventare coscienti dell’origine di conflitti “incoscienti” che hanno “bloccato” la libera vita psicologica, assomiglia al processo catartico dell’esperienza psicoanalitica oppure alla “illuminazione” che può essere raggiunta attraverso un processo autoanalitico o, anche, all’accettazione di pulsioni aggressive o fortemente affermative, che la coscienza ordinaria non può accettare, mentre quella “modificata” accetta come varianti di una realtà potenziale o come opzioni di una realtà più ampia e impersonale di quella che la miopia dell’egoicità aveva impedito di vedere e che offre vie di fuga, percorsi alternativi o insperati compromessi salvifici, con la ricchezza e la fantasia proprie della migliore creatività. Nel secondo caso, l’uso sistematico della bevanda, proprio grazie a tali meccanismi psicodinamici permetterebbe una crescita interiore costellata di problemi interiori piccoli e grandi affrontati e superati fino al loro esaurimento…
Da: ALTROVE 6 – rivista della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza
15.
tutto tace
in codice
incide
segnali di cose a venire
il silenzio
in un morbido abbraccio
lavora la poesia con il suo moto
influenza ciò che faccio
nella vita
danzanti
conduce le tue dita
0.
io ti scrivo storie nuove e false
trovo parole
altrove
che intasano la notte
e vorrei farne carne
nei segni senza peso
senza magia
non c’è un’immagine
non c’è poesia
sono soltanto
mani che si muovono
manìa
parte di questa
ancora vacillante realtà
è data dalla somma
dei nostri due silenzi
che si alternano
2/23 sparsi da:
Adriano Padua, Le parole cadute (segnali si cose a venire), Ed d’if
tu lo sai
February 1, 2010
In these times of evil spirits
Of material thugs and mischief
Fear Saint Noni`s wisdom
And his love for rainbow spirits
Jealous of their faithful heart-bond
And their dancing and their laughing
Made at last a league against them
To molest them and destroy them
Saint Noni wise and heart-strong
Often said to Rainbowarrior
“O my brother do not leave me !
Lest the evilspirits harm you !”
Rainbowarriors of two spirits
Gentle hand and lion-hearted
He laughed and then he answered
Like a child he softly whispered
We are rainbowarriors
Evil come not near
Rainbow love awaits us
With hearts of love and tearz
He`s dead our sweetest mother
Loving father and our teacher
He`s gone from us forever
He has moved a little nearer
To the master of all laughter
To the master of all song
O my brother, O my brother
Crystal brother of two spirits
Then we gathered in a circle
Stood round the rainbow fire
Burning embers hearts united
We remembered mystical beauty
If you look hard you can find a
Rainbow trail it`s deep inside ya
Goldenlight on everything gleaming
è così che ci nutriamo durante l’inverno*
January 31, 2010
lo sforzo che faccio per comprendere gli altri dovrebbe regalarmi espansione e serenità. non va esattamente così: mi viene il mal di testa.
e se mi tengo dentro questo piccolo male questo avrà il compito di influenzare il mio piccolo bene. spero in un equilibrio, spero che niente uscirà più senza senso.
*(“…ci creiamo situazioni in cui la delusione è inevitabile. E’ così che ci nutriamo durante l’inverno”. Don DeLillo, I nomi)
francesca (quando era giovinetta)
January 30, 2010
Titolo: quando ero giovinetta.
Quando ero giovinetta, e non di belle speranze, dato che non le ho mai avute (unico mio grado di lucidità in questo mondo cane) avevo un amico nella località di Caorle che aveva le seguenti caratteristiche:
la prima che forse era alto un metro e 27 cm
la seconda che era assai brutto, ma quando dico assai, intendo proprio brutto assai
la terza che era un punk. al confronto di un punk di Caorle degli anni 80 i punkabbestia attuali sono gioiellini d’eleganza.
La quarta è che girava come tutti i punk che si rispettassero con un topo nel taschino.
(non era un criceto, no, no, no)
Ebbene, non faccio ne nomi né cognomi, perché non si fa anche quando i delitti cadono in prescrizione ma mi è tornato in testa oggi tua mercé. E siccome siamo alla fine di una faticosa e immorale giornata di lavoro ed è da anni che non mi veniva in mente costui te ne canto l’elogio tanto per non perdere l’occasione, come diceva un saggio, di dire una sciocchezza.
Se fosse finita qui (brutto, punk, con il topastro nel taschino, indrogato (come dicono i vecchi delle mie parti) sarebbe cosa abbastanza usuale e non mi sarebbe venuto in testa di scriverti una cazzata al proposito. Ma no, l’amico punk si era messo in testa che doveva assolutamente farmi da accompagnatore ad una terribile festa dell’ultimo dell’ anno ove girava peraltro anche tale Vanni, suo affezionatissimo amico musicista, il quale veniva accompagnato dalla madre ogni volta che usciva di casa con qualche fanciulla dalle seguenti raccomandazioni “ vanni lavati i denti che sai che ti puzza il fiato altrimenti”. (credo che vanni sia finito o in galera ergastolano dopo avere ucciso la madre o in un centro di cura per alienati mentali. Insomma non si esce bene da siffatte raccomandazioni).
L’amico punk voleva corrompermi ai vizi e alle turpitudini più estreme che sarebbero consistite nel magari darmi -finalmente- dopo mesi di corteggiamento un bacio. ma un bacio col peircing sulla lingua (i punk di Caorle non scherzavano) io non mi sognavo minimamente (non mi passava proprio per l’anticamera del cervallaccio) di darglielo. Tra l’altro ero molto timida e tanto tanto giovinetta. Ebbene un giorno armato di topo nel taschino e con i capelli sparati sul cervello mi dice “vengo io a casa tua dai tuoi a dirgli che andiamo alla festa insieme e che sei in buone mani.”
Ed effettivamente si presentò alla mia mamma. Volta buona fu quella che mia madre, che non mi proibiva nulla, mi proibì, giustamente di andare alla festa e io, giustamente, andai senza permesso.
(e di tal mio amico mi parlò e mi prese in giro per i vent’anni successivi. Era ancora allucinata quando ci pensava).
Io d’altronde, come era iscritto nell’ordine sommo del progetto divino dato che iddio purtroppo esiste e ha i cani molto morti mi passai la sera tra vomiti di vari colori.
E droghe di tutti i colori di cui non coglievo al tempo la stupefacente bellezza decantata dai ragazzi della festa che guardavo come fossero pazzi chiedendomi, già allora, cosa io avessi di sbagliato. E tra “dio can senti che roba dio can son impacà” e “dio porco ste tenti ai caramba” e sniffi di qualsivoglia cosa commestibile o non commestibile, stavo, allucinata in un angolo a guardare lampadine rosse e blu nello scantinato che illuminavano i vomiti. Poi di colpo si materializza un angelo (secondo me) che però ero al tempo molto molto miope e quindi non so mica cosa avessi mai visto. Comunque spunta dal nulla un ragazzo tutto gentile e caro che mi bada, mi rincuora, mi prende per mano, con cui come i frichettoni cominciammo a parlare dei nostri problemi e della terribile noia della nostra vita prendendo a prestito la seguente frase che è rimasta famosa : “cosa mai ho avuto io dalla vita” ? (si chiedeva tale Giosa alla veneranda età di sedicianni.)
E simili devono essere stati i miei pensieri (ammesso si possano chiamare così)
“stavolta sarà la volta buona che mi trovo anche io un fidanzato e che non sto sempre sola come una carogna e che vado a fare le passeggiate con questo mano nella mano, a Caorle.” Già l’amavo.
E venne la tetra a umida alba del primo dell’anno. E i superstiti uscirono dallo scantinato. E ebbimo la voglia di guardare l’alba sentendoci tutti fratelli nonostante io già sapessi al tempo che uno che si impacca come una carogna (e loro tutti facevano così) come dire non è nella stessa sintonia d’onda di una che si era bevuta tre birre e non fumava nemmeno le sigarette. Ma tantè che io sentivo diggià quei sorrisi interiori e una piccola gioia e il mio angelo mi disse di aspettarlo. E io dissi si cazzo, ti aspetterò sempre, ma torna subito. Non mi venne assolutamente in mente di chiedergli dove cazzo dovesse andare alle 8 di mattina del primo dell’anno in condizioni a dir poco vergognose. E lui se ne andò.
E lui andò a scassinare un supermercato
(forse per regalarmi i croissant?) e io non lo vidi mai più. Così finì un amore mai iniziato. E così nei giorni successivi, dopo non essermi mai ripresa, cercai anche di non vedere più il punk che per confortarmi della mia terribile delusione voleva comunque baciarmi con quell’orrido peircing. Questo è quanto su Caorle. Io per mio conto se a Caorle non dovessi anche mai più andare in vita credo sopravviverei in ogni caso.
Caorle. Malefica Caorle. La rovina della gioventù tanto quanto il lavoro salariato.
p.s. mi dicono, dopo vent’anni, che l’amico punk si sia tagliato i capelli, si sia sposato abbia fatto tre o quattro figli, abbia poi abbandonato la moglie e tutti i figli in un unico blocco e sia finito a fare il pescatore a lanzarote nelle isole canarie…
io viaggio per conoscere la mia geografia*
January 28, 2010
grazie e vaffanculo
January 25, 2010
a dieci anni mi sono innamorata di Michael York
January 20, 2010
e solo ora capisco perchè! Non era in questo film che mi aveva fatto innamorare, non era nemmeno quando elegantissimo recitava il mio uomo ideale in Cabaret, era il Segreto del Sahara, e avevo perso proprio la testa, e ancora la perdo se lo rivedo, in Logan’s Run, in questa scena, c’è da diventar proprio matti, eh?



