foto felix frey

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Il sapore è quello di miccetta dei capelli dopo che hai girato in motorino. Il motorino è lo ZX di Vaniglia. Lui sta decidendo in quale posto passare per mangiare qualcosa, se da Gianni per un gelato o da Bombo per una crèpe.
Io invece mi muovo senza nessuna logica apparente, come se tutte le sensazioni o i pensieri o le decisioni che passano dentro la mia testa fossero liberamente scollegati tra loro.
Slegata mi faccio passare il gelato sulle labbra senza muoverle o aprirle, il gelato di Gianni è veramente buono e pesante, sembra come una fetta di torta napoletana rimischiata fredda e cremosa. Da Gianni non hanno gusti puri di gelato: puoi trovare un mix di tutti i gusti moltiplicato per tutte le vaschette che hanno in gelateria. Hanno La Divina Commedia che ha dentro dei bigné interi, l’Inverno che ha tutti i tipi di frutta secca, il Come sono Io? e altri venti gusti coi nomi così. Ma non ti puoi prendere un gelato semplice al cioccolato o alla fragola per esempio.
Ho pagato i due gelati e ora non ho più soldi nelle tasche per comprare un pacchetto da dieci di sigarette. Chiedo da fumare ad una ragazza bionda vestita di blu davanti alla gelateria che mi da una Diana rossa e poi dicendomi cose come se fossimo molto in confidenza mi fa accendere.
Se vi facessero quella domanda cazzuta quale momento della vostra vita decidereste di poter ribaltare? e perchè?

Ecco: nella mia testa c’è dentro il circo, anzi: ci sono dentro le prove per uno spettacolo del circo. Alcune prove venute bene, venute male, e il direttore del circo che è incazzato a malincuore, perchè gli scoccia perdere il suo ottimismo, non se la sente di confessare alla banda di fenomeni che lui sta vivendo in miseria e che non può più lavorare per lo show.
Per il momento sto con le ginocchia in bocca, raggomitolata come sono sopra la rampa del Livello a guardare Vaniglia che skeita. Siamo qui da ore e lui è molto bello che prima di droppare fa questo movimento a tirarsi su il cavallo dei pantaloni con la parte superiore della mano appena sotto il cazzo. Il movimento è così veloce che io lo percepisco così forte solo perché glielo vedo fare milioni di volte, e per oggi sarà già la centocinquantesima che lo fa. Ormai ho chiuso gli occhi e sento solo tutte le tavole che vanno su e giù sul legno sotto la mia testa, vuum-voom-stock, vuum-voom stock, vuum-voom stock, sbam, oohh!
Quando non sono con lui sto sempre a chiedermi, come adesso, cos’ho nella testa. Sono così fragile e spersa che riesco a prendere coscienza poco più di niente. Il rullo dei tamburi che sottolinea la fine di ogni sketch del clown mi da delle botte di adrenalina triste e anche quando finisce non riesco a muovermi e a darmi da fare per migliorare quello spettacolo e sono costretta ad assistere anche al numero del trapezzista che ha un fisico magro e nervoso e vola nel tendone afferandosi alle funi. Non so come ho imparato a vivere così, prendendo le cose in maniera così flessibile e approssimativa. So benissimo che faccio continuamente dei gran casini ma non riesco a delineare gli ostacoli e, come il clown, chiudo la differenza tra il bene e il male dentro una busta di carta, ci soffio dentro e sbam.
“Oohh!, Svegliati amore, sbrigati che andiamo…”
Mi sono addormentata e forse adesso tutti stiamo andando a prenderci una birra un po’ lontano da qui.

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